Come fanno gli esercizi che ogni fine anno rendicontano le attività e le passività, così tocca fare a me, con quello che ho fatto sino ad oggi, adesso.
[È un momento strano quello in cui sembra che tutto sia possibile stante la consapevolezza che tutto non è possibile.]
E così vanno tagliati i rami secchi, bisogna cessare ogni attività improduttiva. Se non altro per ora. Ma anche dove può sembrare che uno getti la spugna o rinneghi il passato, in realtà, non è così. Sta a noi decidere come e in che modo chiudere le parentesi tonde o quadre o graffe che abbiamo aperto in passato. E sullo spartiacque di questa decisione si gioca una partita importante ( direi quasi una doppia partita ).
Si può lasciare una stanza in silenzio nella penombra o si può fare un'uscita in pompa magna, ciò dipende da quello che uno può e vuole fare.
Oggi, per esempio, ci si avvia alla chiusura di un capitolo importante della mia vita, durato ben 8 anni. Un capitolo che, verosimilmente, si chiude solo temporaneamente. Eppure oggi è uno di quei giorni.
Oggi voglio chiudere in grande stile.
Oggi
voglio prendermi delle soddisfazioni. Oggi voglio dimostrare a me stesso di essere migliore del me stesso di qualche tempo fa, e questa è l'unica sfida veramente produttiva. Ma
Oggi, voglio anche dimostrare a chi non ha creduto in me che si sbagliava.
Oggi.
Un oggi che si contrappone a ieri, ma che in qualche modo prepara il domani che un domani sarà un nuovo oggi.
Oggi si corre.
Per divertimento.
Per sfida.
Per gioco.
Per lavoro.
Per filosofia di vita.
Per
battere me stesso prima e gli altri dopo. Per abbattere i pregiudizi negativi che imponendosi come fissità nello spazio impediscono di procedere, di viaggiare.
Perché finalmente sono in forma.
Perché è bello.
Perché tutto sommato ne ho anche voglia.
Perché sì.
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