Avete presente quando un bicchiere di vetro o di cristallo vi cade per terra e si frantuma in mille pezzi?
Se no vuol dire che non siete maldestri come me, se sì grazie mi fate sentire più umano.
Ad ogni modo, quando questo accade per me è una grande sconfitta: ancora una volta, per mia colpa, un altro oggetto fantastico si è rotto e va buttato nella spazzatura ( ovviamente nel cassonetto del vetro ).
Eppure c'è un qualcosa di affascinante nel prendere i cocci di quello che rimane ed osservare con un certo distacco quello che prima era un oggetto integro ed ora ha mille sfaccettature e riflessi.
Anche perché ormai non c'è più nulla da fare, quindi tanto perderci un po' di tempo per analizzare nel dettaglio.
E' una sensazione a metà tra il disincanto e il rimorso di aver sbagliato, tra il capire di dover morire e il non voler essere mai nato, non so se rendo l'idea.
Ecco, allo stesso modo ultimamente mi capita talvolta di sentirmi così nella vita.
Quanti progetti inconclusi, quanti castelli di carta crollati, quanti instanti passati e perduti, quanti sognatori delusi a questo mondo.
Eppure è una sensazione: niente al momento può andare meglio di come va dal momento che proprio come va... è! Questa, lo ammetto, sa proprio di vaneggio. Però riflettiamoci un attimo.
Siamo arrivati dove siamo ora essendo noi stessi e facendo le nostre scelte. Poteva andare meglio di così? Sì, ma non lo sapevamo! Quindi "hic stantibus rebus" il mondo non potrebbe girare meglio di così.
Eppure, se è vero che l'uomo è un essere a quattro dimensioni ( altezza, larghezza, profondità e tempo ), ci sono tutte le possibilità per migliorare una situazione o massimizzare il risultato al tempo giusto scoprendo le carte giuste.
E' che ora non so come, ma questo non mi abbatte più di tanto: vivo lo stesso. Per ora perlomeno.
Mi sono troppo lasciato andare a elucubrazioni stucchevoli, spero che questa riflessione vi sia piaciuta; magari approfondirò in seguito l'argomento.
Per ora è tutto, alla prossima!
domenica 28 settembre 2014
mercoledì 17 settembre 2014
Capitolo III: Les jeux sont faits, rien ne va plus
Salve a tutti, è con immenso piacere che scrivo oggi dopo una lunga pausa forzata da ritmi di vita e di studio pesanti. Come dice il titolo, è andata, finita, spacciata, kaput! Eh sì, mi hanno incastrato: sono un universitario a tutti gli effetti. Chissà quanto e chissà cosa mi aspetta.
Ma soprattutto chissà chi. Perché ora come ora so quello che lascio ma non so quello che troverò, pare banale ma è la storia della vita, di questo continuo flusso di tempo che scorre.
In questo contesto strappare degli attimi di eternità al mondo risulta un'impresa difficile ma non impossibile. Ci abbiamo provato, la verità si dica, ed è stato bello finché è durato; ora solo il ricordo rimane.
"Lately I been, I been losing sleep
Dreaming about the things that we could be
Baby, I been, I been prayin' hard
Said no more counting dollars
We'll be counting stars
Yeah, we'll be counting stars"
Cosa mi aspetto dall'università non lo so, cosa vorrei quello sì: un luogo stimolante dove finalmente posso dare spazio alla mia effettiva carriera "professionale", con tutto ciò che ne deriva. Aumentano le possibilità ma aumenta anche il rischio: è un gioco che posso giocare, il trade off ci sta.
Sarà ma oggi mi sento particolarmente retorico, rileggendo mi sembra di aver scritto un sacco di banalità, cose che ogni neodiplomato appena iscritto all'università proverà di certo.
E allora sapete che vi dico? Carciofini su un letto di paté al tonno.
Ma soprattutto chissà chi. Perché ora come ora so quello che lascio ma non so quello che troverò, pare banale ma è la storia della vita, di questo continuo flusso di tempo che scorre.
In questo contesto strappare degli attimi di eternità al mondo risulta un'impresa difficile ma non impossibile. Ci abbiamo provato, la verità si dica, ed è stato bello finché è durato; ora solo il ricordo rimane.
"Lately I been, I been losing sleep
Dreaming about the things that we could be
Baby, I been, I been prayin' hard
Said no more counting dollars
We'll be counting stars
Yeah, we'll be counting stars"
Cosa mi aspetto dall'università non lo so, cosa vorrei quello sì: un luogo stimolante dove finalmente posso dare spazio alla mia effettiva carriera "professionale", con tutto ciò che ne deriva. Aumentano le possibilità ma aumenta anche il rischio: è un gioco che posso giocare, il trade off ci sta.
Sarà ma oggi mi sento particolarmente retorico, rileggendo mi sembra di aver scritto un sacco di banalità, cose che ogni neodiplomato appena iscritto all'università proverà di certo.
E allora sapete che vi dico? Carciofini su un letto di paté al tonno.
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